YouTube sbloccato in Turchia, fino a quando?

La parola a Palmiero Nocera, studente Optima Erasmus a Istanbul

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La Corte Costituzionale della Turchia ha revocato il blocco all’accesso a YouTube, che era in vigore dallo scorso marzo, e che aveva suscitato preoccupazioni in Turchia e all’estero sull’uso manipolatorio e strumentale della censura da parte del governo in carica.
La Corte Costituzionale ha infatti dichiarato 5 giorni fa che il blocco governativo di YouTube in tutto il territorio nazionale violava il diritto costituzionale di libertà d’espressione. Solo ieri però la TIB, l’Autorità delle Telecomunicazioni Turca, ha autorizzato i providers di servizi a ripristinare l’accesso al popolare sito di video sharing di proprietà di Google, che dal suo quartier generale ha confermato la fine del blocco, non ancora però effettivo in tutte le regioni. Fonti ufficiose rivelano che la decisione della Corte non sia stata ben accetta dal Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan, che già si era espresso a sfavore della precedente sentenza della Corte Costituzionale, che lo scorso aprile aveva abolito il bando sull’utilizzo di Twitter.
Il blocco era stato imposto proprio dal governo in risposta alla pubblicazione di un’intercettazione che svelava una discussione top secret tra il Ministro degli esteri Ahmet Davutoglu, il dirigente dei servizi segreti Hakan Findan e il vice capo di Stato Maggiore Yasar Gurel a proposito di un’eventuale attacco dell’esercito contro i militanti jihadisti della confinante Siria. Google avava accettato di bloccare l’accesso al video, ma si era opposta alla richiesta di bloccare ufficialmente altri video di YouTube poco graditi al governo di Ankara.
Abbiamo chiesto le impressioni di Palmiero Nocera, studente Optima Erasmus a Istanbul.

Com’è l’attuale situazione dei social media ora in Turchia? Ci sono ancora censure?

Per quanto mi riguarda, non ho ancora accesso a YouTube, pur essendo a conoscenza della rimozione del divieto. La Turchia non è nuova a episodi di censura di YouTube, già nel 2007 la Corte di Pace ordinò a Turk Telecom di bloccare il sito a causa di una serie di video che insultavano il Padre della Patria Kemal Ataturk e che secondo la Corte erano stati pubblicati da utenti greci e armeni allo scopo preciso di “insultare la nazione turca”. Nel 2010 l’apparizione di un video del politico Deniz Baykal, leader del CHP, il partito avversario di Erdogan, portò a un nuovo blocco di YouTube, con minacce di rendere tale blocco temporaneo se il video non fosse stato immediatamente rimosso. E Youtube non è il solo esempio di social media censurato dal governo turco. Anche altri servizi offerti da Google come Google Books, Google Translate e Google Analytics risultano spesso inaccessibili, solo da poco Twitter è tornato utilizzabile dopo il blocco dello scorso marzo, moltissimi siti di streaming e file-sharing sono bloccati, così come siti che possono risultare offensivi alla memoria di Ataturk, sfiorare il problema curdo o mettere in discussione la tesi creazionista.
Non c’è da stupirsi che la libertà di stampa appaia sempre più a rischio nel paese, che non a caso perde ogni anno posizioni nel Press Freedom Index presentato da Reporters Without Borders. E le recenti accuse al giornalista della CNN durante i nuovi disordini a Piazza Taksim sono un’ulteriore esempio di tale censura.

Che cosa è successo esattamente a Piazza Taksim lo scorso weekend? E quali sono le motivazioni alla base dell’arresto del giornalista della CNN?

Un anno dopo le proteste di Gezi Park, la più recente tragedia di Soma aveva spinto a un ritorno dei manifestanti a piazza Taksim. Un ritorno preventivato e stroncato dal governo di Erdogan, che aveva inviato migliaia agenti a presidiare la piazza e ammonito i giovani a non unirsi ad alcuna protesta, organizzata, secondo le sue parole, da “sedicenti intellettuali dietro cui si celano veri e propri terroristi il cui unico scopo è quello di manipolare le loro menti per minare l’unità e l’economia della nazione”. Tuttavia questo non ha impedito l’arrivo dei manifestanti, che sono stati alllontantati con fumogeni, idranti, cariche della polizia e arresti di massa. A finire dietro le sbarre anche il giornalista della CNN Ivan Watson, malmentato in diretta dagli agenti mentre commentava gli scontri e poi rilasciato dopo mezz’ora insieme al suo cameraman.
Erdogan non ha esitato durante un discorso al suo partito a definire Watson “un tirapiedi e una spia al servizio dei fomentatori, che speravano di creare nuovi disordini e di rovesciare il governo democraticamente eletto con la connivenza dei media e dei governi stranieri”.
Ovviamente i media stranieri, come spesso accade, hanno amplificato il tenore degli scontri. Io stesso ho ricevuto dall’Italia messaggi e telefonate allarmate di chi aveva visto al telegiornale immagini di scontri e feriti. Effettivamente gli scontri c’erano, e i feriti anche, ma la cosa che mi sorprendeva è che tutto intorno la gente continuava a vivere la sua vita.
Chi era al bar rimaneva al bar, chi era al ristorante continuava a mangiare. Molte persone mi sono sembrate completamente indifferenti, e anzi direi quasi insofferenti a quanto stava accadendo, ho avuto l’impressione che per molti quelle proteste non li riguardassero.
E questo mi fa nuovamente pensare che il grande problema della Turchia sia nella frattura, ormai insanabile tra i giovani turchi urbanizzati delle grandi città, che vivono e pensano all’occidentale in un paese in cui le grandi masse rurali vivono invece uno stile di vita lontano da loro anni luce. E’ uno scontro tra modernità e tradizionalismo di cui ne sta approfittando il partito di Erdogan, che prende i voti quasi esclusivamente dalle masse popolari tradizionaliste. Tutto questo in un paese in cui, sin dai tempi di Ataturk e fino all’affermazione di Erdogan erano state le élite urbane ad aver trainato il processo di modernizzazione.
Insomma, è un periodo molto duro per questo paese e viverlo mi ha cambiato tanto, ho capito che fuori dal “bel paese” ci sono interi popoli che smuovono mari e monti per cercare di liberarsi da chi li opprime, mentre noi, come ben sapete, ci siamo come dire.. cullati!

Intanto il presidente della Federazione dei Giornalisti Atilla Sertel ha definito “inaccettabili e pericolose” le parole di Erdogan contro Ivan Watson.
“Il Primo Ministro- ha dichiarato Watson- usa sempre le medesime accuse per liquidare ogni voce critica. Diffamare un network di fama internazionale come la CNN e accusare un membro del suo staff di essere un agente segreto è non solo impensabile, ma anche ridicolo”.

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