Enzo d’Errico: lo ‘stile Corriere’, una redazione aperta al mondo e un tweet a Marcel Proust!

OM - OptiMagazine incontra Enzo d'Errico, giornalista di lungo corso che del "Corriere del Mezzogiorno" è da alcuni mesi direttore responsabile

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Il “Corriere del Mezzogiorno” è figlio – o anche fratello – del “Corriere della Sera”, il “Corrierone” per antonomasia. OM – Optimagazine incontra Enzo d’Errico, giornalista di lungo corso che del “Corriere del Mezzogiorno” è da alcuni mesi direttore responsabile: che significa dirigere il “Corriere”?

“E’ senza dubbio una responsabilità notevole – ci spiega d’Errico – perché è una testata che ha alle sue spalle il più autorevole giornale italiano e poi perché io sento fortemente, da napoletano legato alla mia città di origine, una sfida che è senza dubbio professionale e culturale. Sento il peso ma anche il ‘gusto’ della sfida”.

Via Solferino n. 28, Milano. La sede storica del “Corriere”: quanto ha portato da via Solferino d’Errico nella sua esperienza di giornalista e di direttore di testata? “Credo che esista uno ‘stile Corriere’ che ha reso questa testata credibile, autorevole e senza dubbio speciale nel panorama dell’editoria italiana. Un giornalismo dal carattere misurato che, però, trova anche il tono giusto in presenza delle denunce più aspre”

Marco Demarco e Antonio Polito hanno preceduto d’Errico alla guida del “CorrMezz”; quali le differenze o le somiglianze tra i tre direttori?

“C’è una linea di continuità perché siamo ormai tre ‘anziani signori’ (!) che sono però cresciuti insieme. – aggiunge Enzo d’Errico – Marco ha dato le radici alla testata che dirigo mentre Antonio ha avviato il “Corriere del Mezzogiorno” verso una nuova fase, che tenesse conto dell’avvento delle nuove tecnologie. Per quanto riguarda me, posso dire che cerco di portare nel lavoro quotidiano proprio quello ‘stile Correre’ che è proprio della testata. Sono il primo dei tre direttori che proviene dall’esperienza a via Solferino e ho cercato di rendere più omogeneo, nei contenuti e nell’aspetto, il “Corriere del Mezzogiorno” alla casa madre. L’amore per un ‘giornalismo scritto e scritto bene’ e il rispetto del lettore sono, poi, gli elementi che ricerco quotidianamente”.

L’esperienza di “Casa Corriere” ha caratterizzato l’attività del 2016 della testata diretta da d’Errico: “Abbiamo dato vita a un’iniziativa che ha due obiettivi. Il primo è quello di ‘far uscire’ il giornale dal perimetro angusto di una redazione, cercando di evitare il rischio di trasformarla in una testata autoreferenziale. Molti giornalisti identificano il mondo con ciò che accade nella redazione: spesso la vita è molto lontana dalle redazioni. Il secondo obbiettivo è quello di creare una rete tra i protagonisti della vita culturale, gli intellettuali, i giornalisti e gli imprenditori”.

Terminiamo la nostra intervista con il consueto gioco del tweet da inviare ad un personaggio del passato, del presente o del futuro: “Invierei un messaggio a Marcel Proust chiedendogli come è riuscito a scrivere un capolavoro come ‘La Ricerca del Tempo Perduto’!”

Enzo d'Errico in Optima

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