Cronaca di una passione – la malcelata inconcludenza della politica

Un film per raccontare una tragedia sottaciuta, con cifre da guerra. Ma la guerra in questo caso è silenziosa e il nemico sempre più spesso si fa fatica ad inquadrarlo. Cronaca di una passione punta il dito sul grilletto di un’arma che può sparare solo vergogna e non proiettili. E per questo ferisce raramente.

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I tempi che viviamo, caratterizzati da un’evidente ipertrofia mediatica, spesso celano nelle sottopieghe del quotidiano i loro aspetti più deleteri: fra di essi di sicuro c’è un’assuefazione alla notizia, buona o negativa che essa sia. È un’assuefazione sleale, mimetizzata da un bombardamento di notizie nelle quali ci si perde sempre più spesso, disorientati e storditi. Uno dei tanti esempi di questa sorta di accomodarsi refrattari alle informazioni, si può leggere in questo nuovo lavoro cinematografico di Fabrizio Cattani: Cronaca di una passione.

È un lungometraggio di denuncia, un j’accuse che paradossalmente potrebbe definirsi elegante: perché evita di sbraitare, come sempre più spesso accade oggi. Quello che si denuncia è però una tragedia costante e in crescita: c’è una lunga lista di suicidi che ha tristemente accelerato le sue quote da qualche anno a questa parte. È ciò che qualche teoria economica potrebbe definire effetto collaterale della crisi.

C’è un freddo susseguirsi di cronache e cifre che nella nostra realtà italiana stentano a comunicare la loro frustrante impotenza: è quell’anonimo susseguirsi di cifre che ci ricorda le 628 persone suicidatesi tra il 2012 e il 2015, a causa del crollo veloce e inevitabile delle proprie possibilità economiche. Dati allineati con le 450.000 aziende chiuse (57.000 per fallimento) nello stesso arco temporale. A conti fatti, è il caso di dirlo, in Italia le cifre ufficiali ci dicono che 8 milioni di pensionati, su un totale di 16,7 milioni hanno una pensione di meno di mille euro mensili; oltre 2 milioni percepiscono meno di 500 euro. È questo il vero genere horror altro che zombie e vampiri. E Cronaca di una passione ha una trama che ci ricorda queste cifre, appoggiandosi alla storia di Giovanni e Anna.

Loro sono i protagonisti: due coniugi oltre la cinquantina che, dopo aver lavorato e vissuto dignitosamente grazie alla gestione di una trattoria, cominciano ad accusare il rimbalzo della crisi. Parallelamente a questa cominciano, inevitabili, le difficoltà: cartelle esattoriali, burocrazia elefantiaca, indifferenza delle istituzioni. Provano ad adattarsi; modellano le nuove esistenze alle virate inevitabili e alle brusche frenate. Poi però comincia ad essere messa in discussione la loro dignità e allora tutto appare più buio, scuro. La profondità delle loro angosce comincia a prendere il sopravvento e suggerisce, inietta e sobilla soluzioni tragiche ed estreme. Questo è un film che ci mette dinanzi ad un’evidenza: di quelle che sono talmente chiare che magari non ci si accorge di averle davanti da parecchio tempo. Da troppo tempo.

Cronaca di una passione comincerà il 7 novembre un suo tour in giro per i cinema italiani, lo farà a partire dal Veneto: una sorta di triste “omaggio” alla regione che annovera il più alto numero di suicidi.

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