Tiziano Ferro e il web, storia di una sfida persa in partenza con scivolone sul luogo comune dell’ “ormai basta pagare”

Tiziano Ferro, il web, le classifiche e lo streaming.

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Tiziano Ferro e il web, capitolo N di X alla n. Tiziano, diccelo una volta per tutte, che ti ha fatto sto web?

No, aspetta, da un lato comprendo perfettamente il tuo senso di nausea nei confronti di chi non ti capisce e non ti sostiene. Detesto anche io questa sorta di comunicazione (a)social in cui scrivi mezza frase di fretta e sembra che il nuovo disastro ambientale sia avvenuto per colpa tua; odio come te chi parla solo perché deve farlo, chi commenta per il gusto di digitare parole a caso nascondendosi dietro un profilo. Non sopporto i leoni da tastiera che criticano la foto di un cantautore fiero di aver raggiunto la popolarità, accusandolo di voler incitare al vandalismo, né chi deve sempre avere un pensiero su tutto, anche quando non ce l’ha.

E troverai, poi, ragazzine con l’ormone a palla nei confronti del nuovo ex talent o di un quasi quarantenne dichiaratamente omosessuale (no, il tuo coming out non le ha fermate) e anche quelle che la grammatica italiana non hanno ancora capito dove sta di casa. Leggerai cose tipo: “Domani ce Tizzy su Rial Taim” (storia vera) e il senso di vomito che mi assale in queste occasioni è almeno il triplo del tuo perché tu, che saggiamente hai scelto di staccarti dai social network, magari di esternazioni del genere te ne trovi molte meno sulla bacheca di Facebook.

Il web, però, non è solo questo. Se fosse solo questo, appoggerei fino alla morte il tuo astio nei confronti del 2.0/3.0. In realtà il web è anche una possibilità, una possibilità che tanti artisti emergenti non avrebbero avuto senza questo benedetto/maledetto World Wide Web, una possibilità che tanti aspiranti lavoratori (nei settori più vari) non avrebbero avuto, una possibilità di crescita per tutti, l’occasione di distruggere le barriere tra te e il resto del mondo (e chi l’ha mai voluto, dirai).

Di te ricordo tante interviste, che ormai risalgono ad almeno un decennio fa. Dicevi che una persona, prima di essere realmente tuo fan, deve rispettarti, rispettare i tuoi spazi. Forse non ti è simpatico il web perché delimitare il proprio spazio vitale qui, a volte, diventa difficile, o forse perché sembra di calarsi in un oceano di squali pronti a far rimbalzare da un capo all’altro del Mondo una banalissima battuta ironica che diventa una gaffe dalle dimensioni spropositate.

Caratterialmente, magari, non sei esattamente la persona che se non mette almeno 5 Instagram Stories al giorno non vive tranquillo però avresti sicuramente meritato quel maledetto premio Best Italian Act, che troppe volte ti hanno tolto. E lì a non votarti è stato il web.

Affidare la classifica agli streaming è un orrore da denuncia ma se è vero che da un lato per lo streaming c’è il rischio di “uccidere la musica” c’è da dire che dall’altro consente ai non fan di conoscere le tue canzoni e di comprare biglietti per i tuoi concerti per ascoltare album che ha sentito proprio in streaming e che non avrebbe mai comprato. Lo streaming, quindi, ammazza se inibisce l’acquisto ma quanti non fan, senza la possibilità di sentirti in streaming, non sarebbero mai venuti ai tuoi concerti?

“Non c’è supporto vero, nessun acquisto, i ragazzini che passano il tempo ad ascoltare gratuitamente la musica lo fanno solo per dare sostegno ad un artista. Così stanno creando un mostro” (dichiarazioni di Tiziano Ferro a Repubblica.it).

Anche qua darti torto è impossibile. A volte, addirittura, gli artisti più in voga del momento legano i premi più vari ai download day e agli streaming di massa per ottenere quella certificazione tanto attesa da comunicato stampa immediato. Tra etichette discografiche ed uffici stampa si fa a gara ad annunciare il numero di biglietti venduti, il numero di concerti in programma, le posizioni in classifica, i dischi d’oro e di platino e la notizia che si comunica a volte è, banalmente, il luogo stesso del concerto, da Fedez e J-Ax a San Siro ai Thegiornalisti al Palalottomatica.

Se c’è cotanta superficialità in giro e disaffezione, se manca il supporto reale, mi viene da dire: ve la siete cercata. Non tu ma chi ha messo i numeri davanti ad una canzone perché era più facile far vedere che l’artista era figo dopo trilioni di biglietti venduti che sostenere il suo spessore qualitativo con un brano da ascoltare.

Vedi, credo che i problemi siano due in realtà: da un lato l’incompetenza di chi gestisce le attività promozionali e comunicazionali degli artisti italiani, dall’altro l’attaccamento morboso ad un personaggio definito “idolo”, che si venera con superficialità, oggi per un ciuffo ribelle, domani per i capelli viola. So di stuzzicare tanti nemici con questa affermazione ma, non sembra anche a te che buona parte della colpa sia da attribuire agli addetti stessi del settore, a chi incoraggia tutti i giorni attività promozionali legate agli streaming e ai download piuttosto che impegnarsi per apportare un reale valore aggiunto al progetto che promuove? Allora il problema sta nel metodo, prima che nel risultato, perché non ci sono soldi, perché la discografia vuole il massimo risultato con il minimo sforzo, perché morto un ex talent se ne fa un altro (e blablabla). E sai chi ci rimette? Tu. Voi. Voi artisti reali che avete davvero qualcosa da dire, voi cantautori di vita vera che soffrite in silenzio risultati che qualcuno vi strappa, per poi scomparire due mesi dopo e lasciare il posto al “nuovo” di turno.

“Il problema di fondo è che se per fare musica parti dalle telecamere, solo i più forti sopravvivono: fossi stato obbligato anch’io, all’inizio, non ce l’avrei fatta, ho avuto bisogno di qualche anno da topo di studio prima di uscire”, spieghi giustamente nella stessa intervista allarmato dalla fruizione usa e getta che non fa bene a nessuno. Per costruire qualcosa di duraturo è sempre servito impegno e dedizione, caratteristiche che hai fatto tue sin dagli esordi. Con la “concorrenza” alle calcagna, però, forse servirebbe anche aprirsi a nuovi scenari, perché se è vero che non è MTV a fare di te un “Best Italian Act” è altrettanto vero che non serve un messaggio a caso buttato sui tuoi spazi ufficiali per convincere il web a donarti qualche minuto di votazioni.

Che nessuno presti più davvero attenzione alle canzoni è un luogo comune da sfatare così come quello che “per scalare le classifiche legate al numero degli ascolti ormai basta pagare”. Sarà indubbiamente vero per qualche artista della nuova generazione ma c’è anche chi con il suo pubblico ha instaurato un rapporto di amore fraterno che cresce giorno dopo giorno, coltivato proprio sul web. Nascondersi dietro un banale “ormai basta pagare” però è una visione un po’ troppo semplicistica (dettata da un pizzico di sana invidia?) che non tiene conto di chi ha fatto del web il proprio punto di forza con sacrifici e lavoro.

Riconosciuto il problema, risolvilo. Se non ti senti supportato abbastanza sul web, a discapito di chi “paga” la soluzione è forse ripartire proprio dal web e scoprirti un po’ di più in tutta la magnifica persona che sei. Invece, di tutta risposta, nella conferenza stampa di presentazione del nuovo album proprio il web non hai voluto. E allora sai cosa? Gli streaming e le classifiche legate al numero di ascolti falle attivare sulla carta stampata!

“La tua gente” sta (anche) sul web, Tiziano. E tu no.

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Commenti (1):

Stefania

Bello articolo, io voto i miei amati artisti.a.manetta…sarà che.lui.è in un mondo rarefatto.e.asocial, sei.troppo.in alto per il.web

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