Chi vincerà Sanremo 2018? Quasi tutti puntano il dito verso la coppia Ermal Meta e Fabrizio Moro

Entrambi godono di un largo seguito di fans che, sommati, fanno una incredibile onda d’urto disposta a investire soldi nei voti telefonici

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Chi vincerà Sanremo 2018? Quasi tutti puntano il dito sulla coppia Ermal Meta e Fabrizio Moro. Motivo? Intanto perché entrambi godono di un largo seguito di fans che, sommate, fanno una incredibile onda d’urto disposta a investire soldi nei voti telefonici. Poi perché sono ben assortiti. Ermal più intimo, cerebrale, riflessivo, introspettivo. Fabrizio è un vero animale da palco, istintivo, forte. Inoltre sono, tra tutti gli artisti del Festival, quelli che davanti hanno un progetto con gli obiettivi più delineati e già annunciati. Ermal riempirà sicuramente il Forum di Assago il 28 aprile. Il compito di Fabrizio sarà più arduo, perché più ambizioso: 26 giugno allo stadio Olimpico. Stadio Olimpico?!? Sì. Ecco perché diventa essenziale mettersi in luce a Sanremo. Inoltre i due rappresentano la presenza dei talent al Festival, quest’anno più carente degli anni scorsi. Infatti probabilmente il loro sodalizio è nato quando entrambi facevano i giudici ad Amici.
Fin qui la strategia. E adesso la musica.

La loro canzone “Non mi avete fatto niente” non è una romantica emozione d’amore, ma un brano di denuncia, di reazione contro atti di terrorismo. Non è esorcizzare la paura, ma dichiarare di non averne. Racconta, citandoli, gli attentati al Cairo, Barcellona, Londra, Nizza, Parigi. Chi l’ha già ascoltata dice che è un brano pieno di energia e forza.
Anche se farà vincere loro il Festival, probabilmente non rimarrà nella storia, come non sono rimaste tutte le canzoni che hanno affrontato temi di cronaca. Non è rimasto nulla del boom di “Il mio nome è mai più” di Jovanotti, Ligabue e Pelù. Anzi, non è nemmeno nelle scalette dei loro concerti dal vivo. Come non è rimasta “Cuore” di Jovanotti, scritta di getto dopo l’uccisione dei giudici Falcone e Borsellino. Chi si ricorda “Il presidente” di Gianni Morandi nella quale denunciava il dilagare delle tangenti? Sparita anche “Ok Italia” di Edoardo Bennato. Del tanto esaltato ’68, che fine ha fatto quello che ne era l’inno, la “Contessa” di Paolo Pietrangeli? Chi ricorda “La rivoluzione” di Gianni Pettenati e Gene Pitney che eliminò dal Festival “Ciao amore ciao” di Luigi Tenco? Per cantare “I Vasa e i Mamia”, in cui denunciavano la mafia siciliana, i Marcellos Ferial si giocarono la carriera. Ma oggi qualcuno la ascolta ancora? Degli anni ’60 rimane “Auschwitz” di Francesco Guccini, rispolverata solo nel giorno della memoria della shoah. Dalla storia degli anni ’70 sono state cancellate tutte le varie canzoni di protesta di Ivan Della Mea o Giovanna Marini. Chi le canta ancora? Come quelle strettamente politiche di Giorgio Gaber.

Mi auguro che la canzone di Meta e Moro abbia la fortuna che ha avuto una dei pochi testi di protesta, ma pieni di poesia che Lucio Dalla cantava in “Se io fossi un angelo”.
Non ho ancora ascoltato “Non mi avete fatto niente”, ma una notte Ermal mi ha cantato tante canzoni inedite che forse saranno nel suo nuovo album “Non abbiamo armi” ed erano tutte bellissime. Fabrizio Moro, invece, farà uscire un disco raccolta dei suoi successi.

Red Ronnie

 

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