La favorita, a Venezia 75 Yorgos Lanthimos regala un gioco di invidia e seduzione (recensione)

La recensione in anteprima de La favorita, l’ultimo film di Yorgos Lanthimos con Olivia Colman, Emma Stone e Rachel Weisz

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“Sarai regina… fino a quando non verrà un’altra regina, più giovane e più bella di te, a distruggerti e a portarti via ciò che avrai di più caro.”

Per chi non mastica le serie tv, questa è la profezia ricevuta in tenera età da Cersei Lannister de Il trono di spade, profezia che la logora dentro da una vita. Ma è anche il modo più efficace di riassumere la trama di La favorita, l’ultimo film del greco Yorgos Lanthimos presentato giovedì 30 agosto al Lido di Venezia in occasione della 75ª Mostra del Cinema.

Lady Sarah Marlborough (Rachel Weisz) è la più stretta confidente della Regina Anna (Olivia Colman), che ripone in lei la più cieca fiducia sia per quel che riguarda la sua vita pubblica che quella privata. È Sarah a tirare le fila del regno, ma non ne approfitta: ha sempre a cuore gli interessi della Regina e della corte. Quando assume sua cugina Abigail Hill (Emma Stone) come domestica, salvandola da una vita di stenti determinata dalla sua bassa estrazione sociale, non può immaginare che Abigail, con la sua spudorata ambizione e con la sua sfacciataggine travestita da educazione, diventerà presto la sua rivale e il suo peggior incubo a occhi aperti.

Quello di Lanthimos è un gioco di inquadrature e di montaggio, di frecciate e sguardi, di odio, seduzione, invidia, potere. Durante quella che indubbiamente è una delle sue migliori prove di regia, Lanthimos sfrutta ogni centimetro offerto dall’occhio della macchina da presa per delineare il mondo dove i suoi personaggi vivono e agiscono, e poi lo deforma con un generoso uso del fisheye, pienamente giustificato dalla visione distorta che le sue donne hanno delle altre, del mondo, della corte. Piani sequenza, scenografie sfarzose, fotografia decisa, impeccabile trucco e parrucco: tutto, a livello registico, è architettato per dare al girato un senso di solennità e maestosità. Maestosità che, a ben vedere, manca alle meschinità commesse dalle donne di Lanthimos.

Una regina viziata, libidinosa e lunatica, una nobildonna maniaca del controllo convinta di essere una spanna sopra chiunque e un’arrivista desiderosa di potere e attenzioni, delle quali non è mai sazia: tre personalità completamente diverse, che danno vita al più inedito dei triangoli quando le due cortigiane si danno battaglia per vincere i favori della Regina Anna, con una scrittura e una messa in scena degne eredi del dramma shakespeariano. Il vero fulcro del film va riconosciuto però nella bravura delle sue interpreti: tanto la Colman quanto la Stone e la Weisz danno riprova in questa nuova fatica di Lanthimos della loro abilità e della loro versatilità, che non si ferma neppure di fronte al dramma in costume o, nel caso della Stone, all’accento british.

Alla sua terza prova in lingua inglese, dunque, Yorgos Lanthimos è più in forma che mai e non ha paura di puntare agli Oscar, forte di di una sceneggiatura ironica e pungente, mai banale né pesante, e di un vero e proprio tris di regine. Regine che, potenzialmente, si stanno già litigando tra loro anche la Coppa Volpi. Una riprova dell’altissimo livello dei film in programma alla Mostra, che già al secondo giorno permette di delineare una papabile rosa di vincitori per il prossimo 8 settembre?

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