L’8 dicembre 1943 nasceva Jim Morrison, oggi avrebbe avuto 75 anni

Il leader dei Doors portava sul palco la sua passione per lo sciamanesimo ma anche la sua denuncia sociale, e lo faceva con la sua voce inimitabile

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L’8 dicembre 1943 nasceva il Re Lucertola, al secolo James Douglas Morrison che firmò la storia della musica grazie ai Doors e alle sue poesie. No, non è tutto, perché Jim Morrison era anche carisma, voce, provocazione ed eccesso. Le sue performance assumevano i contorni di una piece teatrale da una parte, di un rito voodoo dall’altra, ma in mezzo si trovava la sua spiccata spiritualità sciamanica.

Nato a Melbourne, visse la sua vita da esteta e poeta maledetto già nel 1964, quando si iscrisse al corso di cinematografia dell’Università della California di Los Angeles. Lì conobbe Ray Manzarek e su una spiaggia di Venice Beach, nel 1965, nacquero i Doors. Jim Morrison intonò a Manzarek i primi versi del brano Moonlight drive. Manzarek rimase colpito dal testo e dalla voce di Jim e gli propose di creare una band.

La voce di Jim Morrison sapeva diventare calda, dolce e suadente come per The crystal ship, ipnotica come per The end e ferocemente rock come per When the music’s overBreak on through. Nei suoi testi l’evasione, l’attitudine visionaria e intimista nel pieno stile della psichedelia d’autore, facevano da inevitabile coniuge alla musica dei Doors, la band che ha chiuso gli anni ’60 con un testamento scolpito per sempre nella storia del rock.

Un tastierista jazz, un chitarrista di flamenco (Robby Krieger) e un batterista jazz (John Densmore) lo accompagnarono fino all’album “L.A. Woman” (1971) con quell’ultimo brano, Riders on the storm, che fu l’ultima registrazione in studio che Jim Morrison fece con i Doors. Prima di lasciare lo studio, probabilmente, si voltò un’ultima volta e respirò il profumo degli anni trascorsi. Dal primo album, “The Doors” (1967), erano successe tante cose. Jim Morrison magnetizzava il pubblico con la sua voce, con la provocazione edipica contenuta nel finale di The end e scandalizzava, ma faceva sempre parlare di sé.

In due occasioni importanti dovette fare i conti con la giustizia. La prima nel 1967 a New Haven, quando Jim raccontò al pubblico di esser stato maltrattato da un poliziotto dietro le quinte, ma al suo racconto aggiunse pesanti polemiche. Un agente salì sul palco e lo invitò a smettere, per poi arrestarlo per disturbo alla quiete pubblica e resistenza a pubblico ufficiale. Due anni dopo, nel 1969, durante un concerto dei Doors a Miami Jim Morrison venne accusato di aver mostrato i genitali in pubblico e di aver simulato la masturbazione. Morrison venne arrestato e rilasciato su cauzione, e su quell’episodio non venne mai fornita alcuna prova.

Sul palco, Jim Morrison diventava una sorta di sacerdote del rock. Tra una canzone e l’altra o negli intervalli strumentali parlava al pubblico e recitava poesie, per poi lasciarsi andare in danze acide e veri propri attimi di estasi, quando si accasciava sul palco nel pieno raccoglimento. Se con i Doors diede lustro alla musica rendendosi eterno, grazie a Light my fireStrange daysUnknown soldierSpanish caravan, sul rapporto con se stesso scelse il declino: negli ultimi anni di vita aveva preso più chili, gli era cresciuta una barba disordinata ed erano aumentati i suoi problemi con la dipendenza dall’alcol.

Guardò probabilmente un’ultima volta i suoi musicisti negli occhi, prima di prendere quel volo per Parigi per raggiungere la sua compagna Pamela Courson. Morì a Parigi, nel suo appartamento, il 3 luglio 1971 in circostanze ancora da chiarire. Al mondo ha regalato la sua voce e il suo folle genio, trovandosi nel ruolo di anello di congiunzione tra le grandi rivoluzioni del ’68 e l’avanguardia culturale. Il suo trovarsi a metà tra l’artista e l’intellettuale lo rende uno degli ultimi innovatori degli anni ’60 del Novecento, e da sempre dimostrava la sua gratitudine a Nietzsche, Rimbaud e Blake per l’ispirazione, la visione delle cose e la percezione della realtà.

Percezioni che Jim Morrison volle a tutti i costi sottolineare quando si trattò di dare un nome alla band: le “porte della percezione” decantate da William Blake e riprese da Aldous Huxley. Dannazione, eccessi, perdizione e musica erano la linfa vitale dell’ultimo poeta maledetto che il mondo Occidentale meritava, e che tanto ha lasciato il vuoto quando si spense in quella stanza da bagno del suo appartamento a Parigi.

Ancora oggi si dice che la tomba di Jim Morrison al cimitero del Père-Lachaise, a Parigi, sia al terzo posto delle mete più visitate del capoluogo francese, quasi come un pellegrinaggio che tutto il mondo si sente di fare, ancora, per rendere tributo a una delle più grandi rockstar del mondo.

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