Ancora accuse di spionaggio per Huawei: arrestato un dipendente in Polonia, nuovo polverone?

Un nuovo caso di informazioni passate a Pechino? La vicenda è destinata a far discutere

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Non si placano le accuse nei confronti di Huawei per presunto spionaggio a favore di Pechino e a danno di alcuni paesi occidentali. Come se non bastasse già il clima di tensione tra il produttore e gli Stati Uniti, in queste ore è giunta notizia di un arresto di un dipendente dell’azienda in Polonia. Proprio l’agenzia polacca per la sicurezza nazionale avrebbe appena fermato un cittadino cinese dipendente di Huawei ma anche un polacco: neanche a dirlo, l’accusa è sempre di spionaggio.

Il cittadino cinese appena arrestato lavorerebbe dunque per Huawei mentre quello polacco sarebbe un professionista del settore cibernetico.  A riportarlo è Maciej Wasik, vice capo dei servizi speciali dell’agenzia statale Pap. I due, in forza delle loro conoscenze maturate nell’ambiente di lavoro, avrebbero passato delle informazioni preziose a Pechino, non meglio precisate tuttavia.

Come ha preso la notizia Huawei? Così come capitato lo scorso mese, in occasione dell’arresto della figlia del presidente Huawei Meng Wanzhou a Vancouver in Canada, l’azienda si è detta ancora fiduciosa nella giusta gestione dei singoli casi, affinché le indagini vengano condotte in maniera equa e senza influenza esterne, proprio per garantire i diritti e gli interessi degli accusati.

Il tutto mentre la morsa statunitense contro Huawei si fa sentire, eccome: dal paese di Trump sarebbero state bloccate tutte le esportazioni verso la Cina, di prodotti sviluppati appunto dalla divisione americana della società, chiamata Futurewei Technologies. Il Wall Street Journal che riporta la notizia in maniera ufficiosa fa riferimento a motivazioni legate alla sicurezza nazionale ma non fornisce poi ulteriori dettagli in merito. Nonostante 700 ingegneri e altri esperti lavorino nello specifico centro di Santa Clara in California attivo dal 2011, i rapporti proprio con la Cina risultano essere estremamente tesi. E la vicenda polacca di oggi 11 gennaio non farà altro che gettare nuova benzina sul fuoco.

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