Giovani di Irama è il disco della rivalsa e dell’amore elettropop, la recensione

Fresco come l'estate e nero come la rabbia, il disco è uno spaccato generazionale dal punto di vista del vissuto del giovane cantante

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Se a soli 22 anni la rabbia spinge così tanto le membra da rendere necessaria una sua traduzione in musica, “Giovani” di Irama è il risultato di un percorso di introspezione e autoanalisi. L’esplosione emozionale, si sa, ispira da sempre gli artisti che scelgono la musica per offrire uno spaccato del proprio vissuto. Filippo Maria Fanti, questo il suo nome di battesimo, ha tanto da dire e il suo stream of consciousness lo porta a scegliere 10 tracce per raccontarsi, e sono probabilmente poche se consideriamo il flow delle canzoni rap che si alternano alle ballad e alle sfumature r’n’b, con una strizzata d’occhio alla trap e alla dance.

Non dimentica il suo passato, la sua adolescenza trascorsa ascoltando Fabrizio De André e Francesco Guccini con una cartolina di Jim Morrison nel cassetto e un CD dei Nirvana impilato disordinatamente fra i libri di scuola e le matite. Poi è arrivato l’amore per l’hip hop e Filippo ha cominciato a scrivere. “Giovani” di Irama è un disco fondamentalmente elettropop, nato dopo la ritrovata pace con l’etichetta Warner Music Italy e i suoi quattro idoli si manifestano in quattro dettagli: la copertina del disco mostra Filippo a torso nudo mentre indossa un paio di pantaloni in pelle, un chiaro riferimento ai celebri scatti del Re Lucertola. Il tributo ai cantautori italiani è velato, ma evidente nella scelta di farsi accompagnare da un sound acustico in pezzi come Bella e rovinataSceglimi e per la title track che offre un tentativo di inno generazionale. Tenta l’ossimoro, infine, citando Kurt Cobain nel brano Stanotte, pienamente trap, e probabilmente lo fa per sottolineare la differenza tra l’artista maledetto degli anni ’90 e quanto di maledetto sia rimasto ai giorni d’oggi: «Io per te ci morirei come ha fatto Kurt Cobain. Lo conosci? È un tipo di qui».

“Giovani” di Irama si apre con la ballad Bella e rovinata, singolo lanciato il 30 ottobre con un video firmato dai Boyz in the hood, nel quale Irama corteggia una ragazza in mezzo a un gruppo di punk barcollanti, all’interno di una villa tra lanci di cibi, bicchieri di vino e devastazioni che durano fino all’alba, come recita il testo: «E allora resta ancora cinque minuti, tanto lo sai che poi saranno ore, e passeremo la notte con i sedili giù e con un’alba in più». Il pianoforte esegue prima timide note, poi veri e propri accordi che riempiono il suono già dalla prima strofa, quando si approssima il ritornello e il cantato diventa più intenso, con la voce che si sposta avanti di un’ottava. Una power ballad, insomma, che apre dolcemente il disco. A Irama piace sfoderare le capacità acquisite nel canto e lo dimostra nella seconda ballad del disco, Icaro, dove si esprime con falsetti, graffiati, ma anche con un flow che inaugura nella seconda strofa, quando l’arrangiamento prende la direzione di uno sdolcinato r’n’b. Il mito di Icaro è la sua donna, capace di bruciarlo vivo come il Sole visto da vicino.

Se c’è una cosa che Irama non intende fare è parlare per metafore, nemmeno quando si tratta di dichiarazioni importanti come accade in Vuoi sposarmi?: «Sei l’unica folle che ancora mi ama. Mi vestirò come vuoi, tanto poi ti toglierò i vestiti. Tu di me conosci tutto, ma una cosa non la sai: vuoi sposarmi?». Il brano, altra power ballad presente in “Giovani” di Irama, è il classico pezzo da Festival di Sanremo, con un ritornello orecchiabile e un arrangiamento soft, tipico della musica leggera italiana contemporanea in cui archi, pianoforte e batteria elettronica creano il tappeto romantico, tipicamente pop. Con Vuoi sposarmi? Filippo canta su un brano da ascoltare live di fronte al dondolare suggestivo degli accendini, una consuetudine che si rivela rara nel 2019, quando oltre ai riflettori dell’impianto luci gli artisti vengono illuminati dagli schermi degli smartphone.

Se Sceglimi Giovani sono probabilmente i brani più riusciti dell’album lo dobbiamo principalmente al fascino della chitarra acustica nel primo caso e della chitarra in clean nel secondo: una sei corde alla base di un arrangiamento, da sempre, regala forti emozioni quasi alla pari dell’effetto dell’avorio dei tasti del pianoforte. Ancora più interessante si rivela la title track, costruita su un 6/8 sorretto da accordi stoppati nelle strofe, Filippo che si fa cantastorie di spaccati di vita metropolitana: «Siamo noi che scriviamo la storia, siamo noi, ladri di pelle d’oca. Vadano a fan***o i finti intellettuali pieni di giudizi in tasca, noi che la cultura la facciamo, mica la leggiamo e basta» e un cantato rabbioso.

Giovani, in sostanza, è la chiusura perfetta per l’album, dopo 9 tracce fatte di amore tormentato e voglia di rivalsa, come accade in Non mollo mai. Elettronico e r’n’b, dall’attitudine hip hop, Non mollo mai è un brano sulla resilienza espressa con rime ripetute velocemente con voce roca, quasi un deciso pugno in faccia a chiunque negli anni lo ha giudicato senza averlo capito né ascoltato. Irama riflette sui suoi errori e risponde a chiunque lo abbia circondato d’odio, e ricorda che non è solo, grazie ai suoi fan che la pensano come lui. Il suo vissuto è presente anche in Poi, poi, poi, perché “Giovani” di Irama è fortemente autobiografico. In questo brano Filippo ricorda che il successo non l’ha cambiato e lo fa con un flow veloce alternato a un cantato cupo, quasi una nenia infantile. «Non ho mai fatto questa roba per piacere a qualcuno ed ora che sono al primo posto non mi sento nessuno», sottolinea Filippo per raccontare in che modo vive la sua condizione di artista famoso, che vince “Amici” di Maria de Filippi e che partecipa a Sanremo.

Un’altra lettura che “Giovani” di Irama offre è quella danzereccia, inaugurata da Rockstar che è il tipico brano estivo, fatto di chitarre acustiche spagnoleggianti e folk dal sapore di mare, slide in riverbero e un testo quasi frivolo: «Perdonami, papà, ma sono una rockstar». Un brano spensierato e solare, ma battuto sul groove da Escort che tanto ricorda The bad touch dei Bloodhound Gang e tutta la disco music degli anni ’80. Voci elettroniche e assolo di basso in slap, nello special, rendono Escort il brano più completo del disco.

Dopo l’excursus attraverso l’artista insofferente di Non mollo mai, innamorato in Vuoi sposarmi? e cinico in Escort, la title track chiude l’album, quasi per dire: «Questi siamo noi, alla nostra età, e siamo il futuro» perché sì, “Giovani” di Irama è una suddivisione in dieci punti del mondo dei ragazzi, dei ventenni con tanti sogni da realizzare e il violento impatto con le responsabilità del mondo del lavoro, delle università e dei diritti. Filippo Maria Fanti offre la sua versione in collaborazione con Giulio Nenna, storico producer con il quale ha sempre lavorato, direttore artistico di tutte le opere del giovane cantante di Carrara.

Se i ragazzi di oggi hanno bisogno di una bandiera generazionale da seguire, “Giovani” di Irama potrebbe essere un buon compromesso, un corridoio che conduce verso tante stanze quante sono le sfumature presenti nel disco: ora romantiche, ora ribelli, ora frivole, ora resilienti.

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